Sono un ragazzo con dei serissimi problemi relazionali.
Irascibile, incasinato, antipatico, spocchioso,chiusissimo fino alla morte, diffidente, disilluso.
Però una cosa non si potrà mai dire di me: che non sono un ragazzo onesto.
Spot
I GRANDI CLASSICI DELLA POESIA FABBRI EDITORI,
serie completa (96 pezzi) ,
ancora incellofanati, copertina rigida,
scritte color oro,
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7.03.2001
In un' assolata mattina di luglio, nei primi anni degli anni '90, papà ebbe un'idea:" Vale, andiamo a fare un giro in bicicletta".
Voleva strapparmi al caldo ed alla noia di una domenica passata a casa davanti alla tv, a patire l'assenza degli amici partiti con le famiglie.
Siamo scesi in garage, una gonfiata alle ruote della bici, ed eccomi con mio padre a percorrere la pista ciclabile che dal lungotevere portava fuori città.
Papà aveva una bella pedalata, a differenza mia è sempre stato sportivo, sin da giovane ed anche questo contribuiva a farmelo sentire distante, io così cicciottello, che nemmeno sembravo figlio suo.
Furono delle ore insolite per me, passate con lui attraverso la città che ancora non conoscevo: non saprei dire il percorso fatto, per me le case ed i palazzi si assomigliavano tutti.
Roma era quella grande cosa al di fuori di Valle Aurelia e della parrocchia dove andavo a giocare a pallone.
Pedalammo per qualche ora, uscendo dal centro abitato.
Mi ricordo la fine dei caseggiati popolari e la campagna tutt'intorno, le persone che a piedi e in bicicletta scappavano dall'asfalto bollente.
Al ritorno, visto che ero stato un bravo ciclista ed avevo sopportato il caldo senza particolari storie, mio padre volle fermarsi ad un chiosco di bevande, uno di quelli verdi che si trovano lungo il Tevere e che vendono grattachecche e bibite.
"Prendi qualcosa da bere che sei tutto sudato"
A me non pareva vero di potermi scolare una coca-cola in santa pace: ero stato bravo si e mi meritavo un premio!
Nel chioschetto c'era un televisore che trasmetteva uno di quei programmi per ammansire il popolo bue e per far dimenticare agli anziani la propria solitudine, quando di domenica i figli non si fanno sentire ed i rumori amplificano il senso di vuoto della terza età.
D'un tratto, le trasmissioni si interrompono, edizione straordinaria del tg:
"Attentato a Palermo, è stato ucciso il giudice Paolo Borsellino"
A fine maggio il collega Falcone era stato ammazzato a Capaci, con la stessa modalità: la terra trema ed un uomo non c'è più .
Mio padre, il volto contratto in un sincero dolore, con la rassegnazione di chi non può fare nulla di fronte a tutta questa carica di odio, si girò verso di me: "Figlio mio, e che paese ti lascio ? "
Lettera al giornalista Enrico Deaglio, autore del libro "Patria 1978-2008", di cui consiglio vivamente la lettura.
"Gentile Dottor Deaglio,
sono il ragazzo che mercoledì, alla presentazione alla Feltrinelli di Roma del libro "Patria", Le fece una domanda circa la progressiva riabilitazione del fascismo ("da cosa nasce questa voglia di revisionismo e come mai una ventina d'anni di destra hanno spazzato la quarantennale storia partigiana ? ).
Io tento, con tanta passione e poca fortuna, di fare il giornalista.
Purtroppo sono rimasto invischiato nella solita spirale "dell'amico dell'amico". O meglio, di non esserlo di nessuno.
Eppure non rinuncio a cercare di capire la società in cui vivo, anche se sempre più difficile, non perchè la società sia più complessa di una volta ma perchè assume atteggiamenti di un simile infantilismo collettivo, da essere di di dubbia comprensione da parte mia.
La ringrazio per la risposta,esaustiva ed allucinante nella sua chirurgica verità, eppure questo discorso di cambiamento di vedute, questa voglia di violenza e poco amore al dialogo, sono tipici di una cultura di estrema destra (cioè la destra italiana; Le ricordo a tal proposito la sentenza di Montanelli: << gli Italiani non sanno andare a destra senza finire nel manganello >> ).
Spulciando nella rete trovo persone che ricordano un cartellone pubblicitario degli anni '80 che così recitava: "TORNA A CASA IN TUTTA FRETTA, C'E' UN BISCIONE CHE TI ASPETTA".
Ecco, secondo me, in accordo anche con altri giornalisti o semplici blogger, penso che proprio da li si debba far risalire l'origine dell'abbandono, da parte delle persone, dell'interesse della cosa pubblica.
Che vuol dire "TORNA A CASA IN TUTTA FRETTA" ?
Semplice: è un invito, non appena si esce dall'ufficio dove magari per 8 ore si sono battuti i tasti, a disinteressarsi completamente di quello che ci succede intorno.
"CHE TI FREGA DELLA SOCIETA'? TORNA A CASA IN FRETTA, C'E' LA TV AD ASPETTARTI !"
Come non leggere in questo "consiglio l'incipit ed al contempo la summa della "non idea" berlusconiana?
Solo gli sfigati si fermano a chiacchierare, solo i falliti vanno nelle case del popolo (e difatti al posto delle case del popolo che Benigni faceva vedere in "Berlinguer ti voglio bene" ora ci sono locali di spogliarello).
La paura del diverso, il terrore dello stupratore rumeno, il fatto che questo sia diventato un popolo di fobici che non vede l'ora di chiudersi nel gabinetto di casa perchè l'uomo nero sennò li aggredisce,non è forse figlia di quello scellerato suggerimento ?
E la progressiva reazione delle persone (la sistematica umiliazione degli immigrati, la televisione che detta regole e costumi a chi è digiuno di libri ed internet, il totale rifiuto di una dimensione pubblica a favore del proprio guicciardinesco "particulare" tranne quando c'è da fare il coro da stadio, dove tutto si divide in "INFAME" od "ONORE" ) non deriva forse dalla voglia di fregarsene di tutto, di tornare a casa in tutta fretta, magari aspettando il demiurgo salvifico che ci parli dal balcone (virtuale ovviamente) ?
Chi la sera torna a casa in tutta fretta senza fermarsi a parlare con nessuno, ha voglia di odiare gli extracomunitari, ha voglia di farsi gli affari propri senza rendere conto a finanza e polizia, ha voglia di tornare in pubblico solo per ostentare i suoi soldi e le proprie conoscenze, ha voglia di urinare sopra agli altri per mero interesse e desiderio di rivincita ("stavolta ve lo faccio vedere io..."), ha voglia di stare chiuso a casa, terrorizzato dal prossimo.
Ha voglia di destra.
Non so se ne usciremo fuori, le voci che steccano in questo coro perverso son sempre di meno. Io però qualche cosa voglio continuare a scriverla, almeno per un altro po',finchè mi regge la passione.
Poi magari spengo pure io il pc e mi affretto a tornare a casa."
Da un pò di giorni, complice un amico che mi ha segnalato un video bellissimo di un tedesco tamarro che canta un inno techno a Luca Toni (giocatore italiano del Bayer Munchen ) ho scoperto che il motivo originale di tal amenità è "Zuppa Romana", uscito nel 1983 come singolo da parte di un gruppo tedesco, gli Schrott nach 8
Dopo la visione del filmato, come non adorare la figura del cameriere simil italiano che, con aria furbacchiona, ti propina prelibateze della cucina nostrana ?
E' chiaramente un'icona del Novecento.